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Discussione: Essenza mobili da lavoro

  1. #1
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    Predefinito Essenza mobili da lavoro

    Quale essenza usereste, potendo Scegliere, per farvi i mobili da lavoro (banco da piallatura, banco multifunzionale per fresatrice e trapano, banco per verniciatura/rusticatura/bruciatura) per l woodshop o il garage, tra faggio, rovere, frassino, acero, ontano, olmo e robinia?
    Il faggio è il più duro e si trova facilmente in prelavorati e in multistrati che facilitano il lavoro o sono utili per la creazione degli scheletri dei mobili, ma anche quello meno resistente a tarli e umidità oltre ad avere a mio avviso venature esteticamente meno gratificanti. GlI altri invece sono meno duri ma spiccano per altre qualità, che alla fine ne facilitano i lavori in fase di finitura o in fase di lavorazione per più facile lavorabilità o leggerezza. Tra l‘altro in Europa gli altri si trovano Più facilmente anche a stagionatura naturale. Robinia e rovere non dovrebbero essere molto meno duri, ma avere maggiore elasticità e sono più rustici e resistenti a tarli e umidità, Accelerando la fase di finitura.

    Voi su quale essenza vi orientereste e perché? Se doveste fare i due mobili con due esserne (come va di moda tra gli YouTubers) quali essenze considerereste complementari come proprietá fisiche e quali scegliereste per i vostri mobili (per esempio cosa usereste per il piano da lavoro e le superfici della pressa del banco da falegname e cose usereste per le gambe e il telaio)?

  2. #2
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    Per quello che ti posso dire io, tutti i legni che hai elencato hanno difetti. Il Frassino non è esente da problemi in ambienti umidi ed è comunque soggetto all'attacco di tarli. Stessa cosa per l'acero (del quale ho visto interi tavoloni letteralmente ridotti in polvere). L'olmo nostrano è difficile da trovare in tavolame di pezzatura adeguata, per via della grafiosi, e l'alburno dell'olmo è anch'esso piuttosto attaccabile, sia da funghi che da tarli. la robinia è molto dura, sia più dura del faggio che del rovere, ma anche piuttosto nervosa (si muove non poco) e crea problemi agli utensili da taglio (a L'Aquila in segheria non la tagliano perchè rovina le normali lame al carbonio), per di più è difficile trovarla con una fibratura bella dritta. Il Rovere è un signor legno, ma bisogna comunque avere delle accortezze in fase di lavorazione, e soprattutto nella scelta delle tavole, altrimenti può riservare delle sgradevoli sorprese. Io anni fà feci un banco da lavoro usando Pino per la struttura e faggio per il piano e le morse. Tutto sommato l'ho anche maltrattato ma si è comportato sempre bene. Il faggio è anche un legno che si ritira parecchio in fase di stagionatura, però si presta molto bene a tutte le lavorazioni e a tutte le finiture. Tra i legni che hai elencato mi risulta essere anche uno dei più economici. Se opti per il faggio prendilo evaporato, è più resistente all'attacco dei funghi e normalmente più stabile e lavorabile.
    Il frassino americano è meno duro di quello europeo, considera anche questo nella eventuale scelta. stessa cosa per il rovere, quello europeo (la farnia, il cosiddetto Rovere di Slavonia) è migliore del rovere americano (almeno di quello di quercus rubra, o quercia rossa).
    Buona scelta

    Angelo

  3. #3
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    Intanto ti ringrazio per la risposta competente e generosa, ormai non ci speravo più. Io vivo in Germania e comincio a pensare che i legni nazionali utilizzabili abbiano prezzi e reperibilitá diversa di quelle italiane, per esempio olmo e ontano si trovano comunemente, anche la quercia/rovere, raro il noce. Il faggio si trova in abbondanza ma ho visto che c’è ne sono vari tipi, quasi tutti con stagionature artificiali brevettate e sinceramente non ho capito quale sia il corrispondente del nostro evaporato.

    La robinia la trovo in pannelli di lamellare molto facilmente, persino dal brico a prezzi più che economici. Ha gli stessi problemi di instabilità del massello? Il il banco lo vorrei realizzare con utensili manuali o elettroutensili non stazionari ( sega da affondo festool, elettrofresatrice) per i agli lunghi e per rifilare a filo per avere una base per lavorare a squadra con le pialle: avrei lo stesso problema con la robinia?
    Da quello che mi dici mi sembra di avere conferme del fatto che, sapendo come fare, facendo i telai non esposti all‘aria in multistrato di faggio, e le parti a vista e sotto sforzo in robinia e rovere si otterrebbero mobili robusti, duraturi e pure belli da vedere o la sto facendo troppo semplice?

  4. #4
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    Guarda, non avendo mai avuto a che fare con i pannelli di lamellare in robinia non posso dirti se sono stabili o meno. Se mi posso permettere in quanto a stabilità credo che il multistrato di betulla sia il miglior compromesso tra durezza, qualità e prezzo. Il multistrato di faggio è più soggetto ad imbarcamenti con il variare dell’umidita e della temperatura. Il multistrato di betulla lo dovresti trovare anche fenolico o carply, che ha una finitura superficiale molto dura che ben si presta all’autocostruzione. Il massello lo riserverei al banco da falegname e, in ordine direi Rovere, poi Frassino (se europeo), poi faggio. Ma ci saranno anche altri utenti più ferrati di me che sapranno indirizzarti meglio se entri più nello specifico. Saluti

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